H bar (Dobialabel004)

H bar (Dobialabel004)

H bar è stata ispirata dalle leggi probabilistiche della meccanica quantistica, sviluppata dai fisici nella prima metà del secolo scorso per risolvere i paradossi del nostro mondo fisico.
Uno di questi paradossi riguarda la natura dell’energia, che alle volte sembra compiere salti discreti, altre volte movimenti continui. Questo aspetto, per noi fondamentale al fine di capire il mondo della fisica, ha fatto nascere discussioni e speculazioni fin dai tempi antichi dei filosofi greci.

Il suono, essendo esso stesso energia,  può essere manipolato per espolare i differenti gradienti tra il continuo e il discontinuo, trasponendo i paradossi riguardanti l’energia in una metafora sonora. La sinuosità del flauto e il quanta discontinuo del suono digitale del computer sono confrontati e fusi in H bar per esplorare  il sottile limite tra la continuità e la discontinuità, tra l’analogico e il digitale, tra l’udibile e l’inudibile, tra la realtà e la finzione.

Il computer agisce sia come supporto del flauto traverso sia come suo antagonista: progressivamente mutando il suo suono durante i pezzi, nascondendo il flauto dietro molteplici effetti digitali, lasciondolo emergere dal suono digitalizzato finoa farlo dissolvere in un disturbato glitch noise. H bar è una composizione elettronica in cui le azioni musicali del flauto influenzano la generazione del video e le re-azioni sonore del computer, che è è programmato seguendo la probabilità della meccanica quantistica e il principio di indeterminazione di Heinsenberg.

Il presente DVD/CD, presentato in doppio digipack con l’artwork curato da JesterN, è una versione editata della registrazione di una performance live.

PERSONNEL

Alberto Novello aka JesterN: Concept, Composition, Real time audio-visual processing
Paolo Pascolo: Flute, Composition

TRACKLIST

μ (multiplicity)

h (continuous quanta)

ΔxΔρ (unpredictable interaction)

α (patterns)

Φ (superconductivity)

AUDIO SAMPLE

 

VIDEO SAMPLE

 


REVIEWS

David Murrieta – Acloserlisten.com (INGLESE)

If you’ve ever stood still in a busy part of any city just to listen to the way it continually constructs itself then you should be familiar with the kind of experiment hBar enacts: the microscopic dissonance at the heart of every ‘totalizing’ glance, the impulse omissions our brains make when faced with the base movement of energy, the strange manners in which we make sense of a world so complex it’s impossible to just explain it into being. Scientist musician Alberto Novello (a.k.a. JesterN) and flutist Paolo Pascolo have reproduced this construction by means of a simple dialectic, the rationalistic anchor of the flute as analogue (the ‘organic’ view, a daydream of constraints and intelligibility) against the hyper-rationality of laptop electronics (the ‘digital’ as an infinite source / source of infinity based on microscopic alteration, an enhanced reality of cyborg-scapes). The resulting synthesis is a very interesting feast for the ears in ways that most ambient artists struggle to achieve, building non-linear step by non-linear step into a multitude of sounds that can be perceived as deeply as you please, depending on how much attention you can spare.
Recorded out of a set of live improvisations, hBar makes its way through sounds at an incredibly fast rate while conserving a loose, rather spaced-out series of rhythms (at least until the last piece, where a more definite, rapid form is created), developing a sense of both predictability and its opposite by treating electronics as a background for destabilization. An atonal flute sequence opens “Continuous Quanta”, and while a certain narrative which we can rely on is set, it is constantly undermined by little blips and glitch-like scratching emerging all over it like virus expanding into a direction-less contagion. In this sense, any listener will become used to all the digital contamination and expect it at every turn, but the form such contamination takes is always unusual, breaking up all sorts of models up to those expected of free jazz, where an organic view eventually settles in and accommodates all deviations into a coherent body of sound and into a deeply communal experience. There is no such thing here – only perpetual alteration, a glimpse into the essentially chaotic production of the sensible, not a formula for cooperation but a take on the interactions the elements of such a thing generate at all times.
The closing piece, “Superconductivity”, is like a summary of all the ideas explored before it, and it sounds a bit like mid 2000′s Autechre, which is to say superficially approachable but keenly avant-garde at its core. The rhythms are mostly clear, but still blurred out in the presence of all the processed bits of flute sounds and noises, pushing its way into revealing the partially illusory (a perceptual sleight of hand) unity of the analogue while the bursts of electronics suddenly congeal into a strange whole, suggesting not so much a separation but a full mirror-image, an eloquent dialogue in which synthesis is all but impossible, favoring instead a form of mutual aid: micro depends on macro and viceversa.
In this way, hBar suggests that experiences such as listening to the city need not be categorized into a set of binary oppositions, but that all these sounds exist at the same time and support each other by filling the nanosecond gaps in the frequencies in which they are produced, emitted not by one thing or many-as-one, but by a multitude, an all-encompassing polyphonic vision set in the stead of senses that tend to overrule the chaos of difference. In the end, it’s as good an experiment as any truly great ambient album, but performed from the perspective of EAI, giving it an edge that hints at quite a lot more interesting things than moods and the description of places. Albums like this are rare, and while probably not everyone’s cup of tea, it certainly makes for a thought-provoking evening of music listening.

Nicola Tenani – Soundsbehindthecorner.org (ITALIANO)

La pura sperimentazione è per noi motivo di sfida, un’ancora che ci permette di trovarci un passo oltre al contemporaneo cercando di assimilare l’avanguardia, avvicinarla, in fondo per capire meglio noi stessi, fusioni antropomorfe di percezione e contemporaneità, retrogradazione concettuale ed assaggiatori del futuro.
Quando l’approccio verso l’Arte in genere ha questi valori, la metabolizzazione della stessa diventa scoperta e fascino, il concetto si sviluppa senza incontrare nodi perchè già dipanati nell’inconscio, una ricchezza non solo per l’Arte stessa, i suoi ‘attori’, ma per noi stessi, la nostra capacità di non reprimere la scoperta dando una grande possibilità anche molecolare al nostro organico, fatto di materia e di sovrastrutture quasi dogmatiche.
Abbattetele e “hBar” può davvero essere una stupenda possibilità che vi concedete ed il doppio dischetto (audio e video) una gratificante conoscenza percettiva composta anche di ottime sonorità, una chance che appaga pienamente.
Importante la parte video per dare immagine alla metafora sonora interpretabile, assorbibile con facilità.
Alberto Novello e Paolo Pascolo: software e flauto congiunti in cinque tracce d’improvvisazione strumentale, non legata al jazz (anche se il confine tra questa forma acusmatica ed il jazz estemporaneo di tanti progetti qui presentati è sottile, velato), piuttosto percepibile ai livelli più quantici della materia, anche la nostra, organica, lontano dalla memoria silicea, eppure fonte di immagazzinamento culturale.
Gli studi della fisica di Alberto Novello l’hanno portato ad un lavoro di costruzione sonora che guarda proprio il sub-atomo, il suono come concezione fisica da manipolare e rendere micro struttura su cui plasmare, tramite software, il noise digitale fuso, amalgamato, contorto all’interno delle ariose presenze del flauto, una ricerca che diviene colore, geometria polimorfica ma non amorfa sfruttando silenzi e riprese, in “Continuous Quanta” spingendosi sino alla presenza ancestrale, quasi tribale del legno che emette suono (il flauto appunto), compagno fedele da sempre dell’Uomo che impara, conosce, si esprime.
Questo patrimonio è cromosomico ed in questa traccia, come in “Multiciplity”, anche l’estremo uso dell’apparecchiatura contemporanea non spegne il sacro fuoco dell’individuo evoluto ma figlio del suo tribalismo, universale perché comune a quasi tutte le culture, ai popoli sin dai primi lasciti culturali, eredità di ciò che siamo noi oggi, tecnologici ma ancora e per sempre ‘Sapiens’.
L’ennesimo viaggio: oggi vi proponiamo un doppio album capace di essere il futuro ed il passato più remoto, unitevi ai due musicisti e navigate nella vostra percezione dell’esistenza stessa, la cultura è esistenza, sempre.

Emiliano Grigis – Sodapop.it (ITALIANO)

Il fisico Alberto Novello (JesterN) concepisce questo disco dal titolo pari alla costante di Planck: il tema del paradosso è quindi insito in questa opera che vede lo stesso Alberto alle elettroniche in qualche modo contrapposto e al contempo affiancato al flauto di Paolo Pascolo, assieme a cui H Bar è stato suonato e composto. I cinque brani escono per Dobialabel assieme ad un DVD video con la registrazione del disco nella sua resa live con tanto di visual. Al di là del concetto interessante che sta dietro alla musica, la parte sonora non ha certo bisogno di molte giustificazioni e ha una sua dignità senza ricorrere a queste pur interessanti teorie: tutto si basa sul dualismo analogico/flauto e digitale/elettroniche. Dall’inziale taglio contemporaneo di Multiplicity che poi sfocia in un rovinoso rumore bianco, si passa al sapore etnico orientale di Continuous Quanta, per esplorare poi il gusto cacofonico e il piglio improvvisato dal titolo Unpredictable Interaction, la meditativa Patterns o il finale movimentato ed intrigante di Superconductivity, al confine col glitch e una qualche forma di proto dance. Elettronica contemporanea che lambisce il rumore e l’ambient, con risultati non banali e “ascoltabili” senza spingere troppo sulla sperimentazione.

Brian Olewnick – Brian Olewnick’s Blog (INGLESE)

OK, first some housecleaning. JesterN is the name used by Alberto Novello, whose concept and composition this is. Much, if not all of the original sounds transfigured by Novello, came from Paolo Pascolo (flute and composition). I take it that Pascolo wrote or improvised the music on flute, Novello then running it through this or that program, modifying it pretty thoroughly. And then there are the visuals. The release comes with two discs, one audio, one DVD. The audio on its own is reasonably enjoyable; the flute playing is of a modernist classical bent, clear and fluid, hinting at melody and rhythm without quite getting there. There are five pieces, often beginning with only the flute, then quickly adding crackles, zooms and other electronica, multiplying the flute sounds, layering them, engulfing everything in vortex-like swirls, withdrawing, leaving scant traces. At its smoothest, the music has tinges of Carl Stone, an echo or two of shakuhachi, but it’s more often more disjunctive in the spirit of classic tape music (though, of course, here digitally generated. It’s strong on its own, slithery here, plangent there, the electronics avoiding the cliches that sometimes infect this area. But the work is fully realized only on the DVD, where the same pieces (edited from a live performance) are presented with interactive video accompaniment. Novello’s program apparently uses sophisticated mathematical formulae involving growth and randomization and, as nearly as I can tell, it’s the computer-generated sounds which directly trigger the visuals (though they themselves may largely derive from the flute). They tend to begin with a simple image then to undergo a series of transformations rendering them more irregular, more varicolored and, often, intriguingly organic, as can be seen in the cover image. Each of the five pieces is visually different, each going through a unique set of permutations, all enjoyable to one extent or another.
“hBar” is a strong and unusual effort, well worth investigating.

Manfredi Lamartina – Rockit (ITALIANO)

Di lui su internet si legge che è uno “scienziato, compositore, artista audiovisivo”. Alberto Novello nasce a Udine nel ‘77 e vive in Olanda, dove si divide tra carriera accademica e sperimentazioni sonore. JesterN è un progetto duale: da una parte c’è il rumorismo elettronico e minimale di Novello, dall’altro c’è il flauto di velluto di Paolo Pascolo. C’è bisogno di molta attenzione per seguire i percorsi intrapresi da questi cinque brani strumentali, la cui posizione in scaletta “è importante”, spiega Novello. In pratica, la raccolta “si basa sulle leggi probabilistiche della meccanica quantistica, ed è un viaggio dal subatomico fino alle prime molecole organiche in 5 stages”, si legge nella nota di presentazione. E su questo punto l’unica cosa che possiamo fare è alzare le mani e fidarci dello scienziato. “hBar” è un lavoro intransigente, oscuro, a tratti disturbante. Il flauto viene spesso riprocessato dalle macchine e il risultato è cerebrale quanto un Fennesz privo di qualsiasi appiglio emotivo. Il semplice ascolto audio, senza quindi il corredo video (“hBar” nasce infatti come cd/dvd), penalizza l’opera. Ma c’è comunque del buono in questa sorta di colonna sonora dal taglio rigoroso e, a tratti, angosciante.